Editing video: come ti arricchisco una ripresa

Bentornati!

Negli ultimi tempi ci siamo divertiti a sperimentare con l’editing video per i social network, e non solo.

Copertina del primo video per studiodz

Non siamo video maker, ma giocare con le immagini ci piace un sacco! Ecco perché quando i nostri partner di studiodz ci hanno proposto un progettino mica male, ci siamo buttati a capofitto nell’avventura 🙂

Cosa abbiamo sperimentato?

Riprese video

  • Scelta del set: dove facciamo le riprese?

Uno sfondo neutro è una soluzione semplice ed efficace, ma un po’ impersonale. Per questo motivo abbiamo voluto provare diverse location. Per le riprese è indispensabile un cavalletto.

  • Illuminazione: quanta luce serve per girare un video?

Per riprende correttamente un soggetto servono almeno due fonti luminose o una luce naturale omogenea.

  • Costumi (abbigliamento del soggetto): che tipo di vestiti deve indossare in protagonsta del video?

Scegliere vestiti coerenti con il mood del video e con il tipo di immagine che vogliamo trasmettere. Ricordare che la telecamera ingrassa: meglio colori piatti (evitando le fantasie e le tinte troppo brillanti) e preferire abiti fascianti, in figura.

  • Trucco: è necessario?

Ovviamente dipende dalle caratteristi che del soggetto. Se non siete provetti visagisti, usate un trucco naturale, magari sottolineando gli occhi.

  • Scenografia: quali oggetti mettiamo in scena?

La selezione degli oggetti va fatta considerando che tipo di immagine vogliamo trasmettere. Si passa poi alla valutazione di resa a video e alla ricerca di un equilibrio cromatico e di pesi. Noi abbiamo usato scrivanie e computer, librerie con libri di settore, quadri e lavagne.


Editing e concept

  • Storyboard per il video: decidiamo tutto prima o ci adattiamo al girato?

Abbiamo provato un approccio prescrittivo, ma ci siamo presto resi conto che la nostra protagonista non risultava spontanea e quindi il risultato mancava un po’ di freschezza.

  • Scrittura per il video: meglio un testo chiuso o uno aperto?

Ci siamo resi conto che il testo doveva essere solo un canovaccio a macro punti da sviluppare in libertà e abbiamo cercato di far parlare per esempi e immagini.

  • Rapporto con il protagonista (vero): buca lo schermo?

Abituati come siamo a relazionarci con personaggi disegnati, prendere le misure di un personaggio reale con tutti i suoi  difetti e la sua indipendenza dalla nostra volontà registica non è stato facile. Se il protagonista non calca le scene in modo disinvolto, meglio avere un canovaccio e andare a braccio che leggere o dire tutto a memoria. Assecondare le sue capacità e sostenerlo.

  • Registrazione dell’audio: come si fa?

Abbiamo imparato piccoli trucchi come registrare l’audio da un microfono separato (nel nostro caso le auricolari dell’iPhone) e sincronizzare alla ripresa con un battito di mani.

  • Montaggio: piano sequenza o montaggio alternato?

Avendo un’attrezzatura limitata abbiamo previsto un’unica videocamera e in un unico caso abbiamo provato un montaggio alternato. Per dare ritmo al girato abbiamo progressivamente diminuito le pause del parlato (poco gradite in ambito web).

  • Effetti grafici: Tracking (tracciamento), grafica e parole chiave

L’aggiunta di effetti ci ha consentito di sottolineare i concetti importanti, spostare l’attenzione dal soggetto e rendere più interessante il video. Lo spettatore viene accompagnato attraverso la visualizzazione di concetti astratti aumentando la possibilità di memorizzarli e comprenderli.


Promozione

  • Creare le immagini statiche di copertina

Trovare un fermo immagine in cui il soggetto fosse gradevole e aggiungere contenuti informativi (titolo, numero pillola) sono attività collaterali ma indispensabili per condividere il video nei socia network.

  • Web marketing (su facebook)

Caricare direttamente il video su facebook è più efficace in termini di visualizzazioni che limitarsi a condividere il video da youtube. Impostare una campagna pubblicitaria individuando lo spettatore tipo consente di massimizzare i risultati.Creare dei sottotitoli e impostarne la visualizzazione in modalità esclusione audio ci permette di catturare l’attenzione di chi guarda.

Il nostro percorso si può vedere nella sequenza di episodi realizzati per studiodz e pubblicati nel loro blog e sulla loro pagina facebook.

Gli episodi sono stati girati in ordine e sono l’evoluzione uno dell’altro, anche se la voglia di sperimentare era così tanta che, pur avendo impèarato ogni volta qualcosa, ogni episodio è quasi un nuovo inizio. 🙂

Hai girato un video ma ti sembra poco efficace? Possiamo rimontarlo e aggiungere effetti grafici che evidenzino i concetti e lo rendano più incisivo!


Campagna e video a tutela della professione di Commercialista – ODCEC

L’esigenza dell’ODCEC

Gli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Padova, Trieste e Udine nella figura di Massimo Casagrande (PR degli Ordini di Padova e Udine con cui collaboriamo da tempo e che si è occupato del coordinamento e della strategia della campagna) ci hanno espresso l’esigenza di creare una campagna di comunicazione rivolta a sensibilizzare sulla figura del commercialista, ben diversa da quella del consulente fiscale.

Il Brief

Abbiamo iniziato a razionalizzare un po’ di spunti emersi creando un primo brief da condividere con i clienti. Il target individuato è stato abbastanza ampio: persone adulte che hanno una casa, un’eredità, una proprietà o uno stipendio. Direi che quasi tutti rientriamo nella categoria 😉 .

Queste le domande che ci siamo posti:

  • chi sono i commercialisti?
  • cosa sappiamo di loro?
  • cosa fanno per noi?
  • in cosa si differenziano dagli altri consulenti?

Per noi, così come per la maggioranza delle persone, il commercialista è la persona che si occupa dei nostri soldi e che ci aiuta a pagare le tasse, la persona a cui affidarsi per avere un consiglio sugli aspetti economici e fiscali che riguardano casa, azienda, famiglia. Forse la difficoltà più grande è quella di capire la differenza tra un commercialista e un semplice consulente fiscale.

La strategia

La strategia, in conformità ai budget stanziati dai clienti, prevedeva di utilizzare più canali di comunicazione:

  • web e social network (banner, pillola video)
  • carta stampata (inserzione sui quotidiani locali)
  • distribuzione (gadget da regalare durante eventi)
  • affissione (locandine)

Il Concept

Fin da subito ci è sembrato importante spiegare in modo semplice, intuitivo e positivo le differenze tra consulente fiscale e commercialista: l’Ordine ti tutela è uno slogan che va giustificato!

Dopo il brief condiviso con Massimo, siamo passati ad una prima proposta di concept che tenesse conto di tre punti fondamentali:

  • il cliente deve identificarsi subito
  • esiste una differenza fra commercialista e consulente fiscale
  • i vantaggi di scegliere un commercialista

Abbiamo proposto 3 concept

  1. la casa: particolarmente spinto sull’immedesimazione del cliente in una situazione tipo
  2. i numeri: giochi di parole e scostamenti di significato
  3. l’apparenza: dall’immaginario delle favole metafore facilmente riconoscibili

Una delle difficoltà della campagna è stata la molteplicità di committenti: riuscire a metter d’accordo tutti non è sempre facile 😉

La realizzazione
Primi fotogrammi dello storyboard per il video dell'odcec

Abbiamo individuato la pillola video come elemento portante della campagna. Con un primo storyboard abbiamo cominciato a visualizzare il video in modo da poter definire uno stile di grafica adatto a contenuti e budget.

Alcuni fotogrammi dello storyvoard con la grafica definitiva per il video dell'odcec

Abbiamo selezionato 3 tracce audio che accompagnassero il video. Ed ecco il risultato finale, direttamente sul canale della Fondazione ODCEC.

Una volta definito il video abbiamo realizzato i vari banner, le locandine, cartolina, segnalibro e inserzioni per la stampa. Insomma, un lavoro completo!


Video infografica Salute in rete

 La video infografica

Notizie sul cliente

Da lettori incalliti siamo stati davvero contenti di iniziare questa bella collaborazione con Carocci Editore! Realizzare video infografiche per una casa editrice, wow 🙂

Ci è stato chiesto di realizzazione un video che servisse a creare una sorta di continuità fra un evento fisico (workshop) e la rete (canale youtube, blog) per un’importante Fondazione che si occupa di promuovere la ricerca scientifica. Per saperne di più sull’argomento dell’infografica potete leggere questo articolo.

Caratteristiche del video

Il target del nostro video è stato identificato nella comunità di medici e di persone che si interessano o occupano di salute.

Ci è stato chiesto di interpretare e illustrare una serie di informazioni statistiche raccolte attraverso l’indagine realizzata da GFK con il patrocinio di Fondazione IBSA.

linfografico-Storyboard-salute-in-rete

Al cliente piaceva l’idea di una specie di whiteboard animation, cioè un video realizzato disegnando a mano libera fatto in presa diretta su una lavagna. Questo tipo di tecnica si utilizza generalmente nel corso dell’evento per aiutare a fissare le idee attraverso la visualizzazione creativa di un fumettista.

Linfografico Copertina video

La tecnica che abbiamo scelto è un ibrido che consente flessibilità e leggerezza in caso di modifiche lasciando comunque la sensazione calda della cosa fatta a mano, artigianale e non troppo tecnologica. Questo video parla di tecnologia a una comunità medica che spesso la percepisce spesso in modo ostile: per questo era importante mantenere uno stile tradizionale, rassicurante.

una schermata del video la salute in rete
Il video è stato poi declinato in versione inglese per dargli una maggiore diffusione.

Quando l’argomento è difficile per complessità o ostilità della platea, usare una tecnica “umana”, quasi infantile crea una buona predisposizione all’ascolto in chi guarda. Abbiamo utilizzato una tecnica di pari semplicità nel caso del nostro video in cutout animation (disegni su pezzi di carta ritagliati) che spiega i fondamenti del crowdfunding per principianti.

È importante creare una vera comunicazione con chi guarda: una video infografica non è uno strumento da vivere in modo passivo, ma un mezzo per trasmettere informazioni, valori, idee, cercando di attivare una relazione che vada oltre la fruizione, che porti ad un interessamento successivo o a una presa di coscienza.


Animazione, filmato, graphic motion: i molti nomi di un video

Studio movimenti del falegname nel video Benfatto

Quanti video guardi ogni giorno?

Video, filmati, animazioni di vario tipo e natura attirano la tua attenzione ogni giorno. Le immagini statiche restano interessanti soprattutto nei supporti cartacei, ma cominciano a perdere forza quando ci troviamo sul web. Per comunicare un prodotto, un servizio o anche solo un’idea è necessario utilizzare strumenti come l’animazione e il video. Noi le chiamiamo video infografiche, ma potremmo chiamarle anche motion graphic, graphic animation, pillole video, spot pubblicitari, video aziendali, etc. Si tratta di video brevi ed efficaci, capaci di trasmettere concetti, informazioni, statistiche, curiosità o anche di spiegare un’innovazione. Puoi trovare alcuni esempi nel nostro portfolio e seguirci sui vari social (il nostro canale youtube, facebook, twitter o pinterest).

Per capire di cosa hai bisogno se vuoi realizzare un video per la tua azienda dovresti chiederti:

  • con chi voglio comunicare?
  • cosa voglio comunicare?
  • su quale canale voglio promuovere il mio prodotto/servizio?
  • qual è il mio budget?

I primi secondi sono i più importanti

Un video pensato per essere condiviso online deve essere incisivo e coinvolgente. Bisogna conquistare lo spettatore nei primi secondi e per farlo è necessario incuriosirlo o interessarlo con qualcosa che davvero lo tocca. Quindi è importante individuare con precisione il target con cui si vuole comunicare e cercare di mettersi nei suoi panni.

Quanto deve durare un video?

La selezione dei contenuti e la modalità con cui decidiamo di esporli sono vincolati alla durata del video. Anche prescindendo da problemi di budget (una delle variabili nella definizione del costo di un video è la durata) dobbiamo considerare che esiste un punto di equilibrio tra la capacità di attenzione (o la disponibilità di tempo) di chi guarda e quello che vogliamo dire.

I video che realizziamo vanno da una durata minima di 30 secondi ai 3 minuti circa. A seconda delle necessità è possibile realizzare video più lunghi, ad esempio se vanno utilizzati in contesti o per finalità diverse, come una presentazione pubblica o un corso.

Quante cose posso dire in un video?

Individuato il target dobbiamo definire un messaggio da trasmettere (contenuti, informazioni, dati rilevanti e utili alle nostre finalità di comunicazione).

Le cose che possiamo dire dipendono dalla durata del video. A seconda del budget o delle finalità di comunicazione possiamo decidere di limitarci a incuriosire su un tema, spiegarlo sinteticamente, creare un video lungo e articolato o creare più video di approfondimento.

Come ?

Possiamo raccontare una breve storia che trasformi le informazioni in qualcosa di più coinvolgente oppure trovare modalità espositive che aiutino a interpretare dati e informazioni e non si limitino all’esposizione animata. Senza dimenticare di lasciare i secondi finali per una call to action. Se stai pensando di realizzare un video probabilmente hai in mente un obiettivo: a seconda del caso può trattarsi di un invito a visitare il tuo sito, a contattare un rivenditore, ad aderire a una campagna, etc. Questa parte non va trascurata. Dopo aver coinvolto e informato il nostro spettatore sarebbe un peccato perdere l’occasione di trasformarlo in un possibile cliente!

E allora che aspetti?


Video infografica: l’Uganda e i difensori dei diritti

La difesa dei diritti umani, un argomento che tocca tutti

Riesci a immaginare come ti sentiresti se non fossi libero di esprimere la tua opinione? Se ti venisse negato l’accesso a salute e istruzione? Se i tuoi comportamenti sessuali fossero causa di discriminazione violenza e detenzione? Con questo interrogativo abbiamo aperto la video infografica realizzata per l’ong Soleterre per sensibilizzare sulla situazione dei difensori dei diritti in Uganda. Il video fa parte di una più ampia campagna e fa riferimento al sito hrduganda.org.

I difensori dei diritti umani

Ma chi sono i Difensori dei Diritti? Abbiamo voluto spiegarlo brevemente anche se il tema del video è più specifico perché ci sembrava essenziale per la comprensione del resto. I Difensori dei Diritti Umani sono singoli attivisti, associazioni e gruppi che nel mondo lavorano per garantire la tutela dei diritti, contrastare le discriminazioni, denunciare e combattere abusi e prevaricazioni. In molti Paesi i Difensori sono ostacolati o, come nel caso dell’Uganda, oggetto di vere e proprie violenze psicologiche e fisiche. Difendere i diritti umani è una questione di convinzioni, principio, di stile di vita e ognuno di noi ha la responsabilità di proteggere i diritti umani nel contesto della propria professione e della propria vita. Con questa premessa difensore e difeso sono potenzialmente la stessa persona.

Fasi progettuali e motivazione delle scelte

Il progetto si è svolto in un continuo confronto determinato anche dalla necessità di muoversi in modo corretto nello stretto ambito fra informazione e relazioni internazionali. L’argomento, complesso e delicato, è stato affrontato con l’idea di raggiungere il massimo grado di immedesimazione da parte dello spettatore. Da qui la scelta di iniziare con una domanda, di parlare in modo diretto, di mostrare situazioni facilmente comprensibili da chiunque. Il contesto ugandese è stato tratteggiandolo con pochi dati: indipendenza, popolazione, continuità politica, distribuzione religiosa, modello sociale. Molto spazio è stato dato alle leggi che determinano concretamente la discriminazione all’interno di uno Stato che si definisce democratico a livello costituzionale.

La costruzione del personaggio è passata attraverso differenti fasi fino ad assestarsi su una figura neutra di omino caratterizzato sessualmente solo attraverso pochi elementi (capelli, gonna, seno) funzionali al racconto. Avevamo in mente qualcosa di diverso, ma questa è una buona sintesi delle diverse posizioni ed è sufficientemente stilizzato da non rimandare a un individuo preciso quanto piuttosto a tutto il genere umano.

I difensori sono stati caratterizzati come persone normali (chiunque può diventare difensore) ma dotate di uno scudo, arma difensiva per eccellenza in questo caso sinonimo di conoscenza dei diritti. Proprio i diritti sono rappresentati come cerchi che si intersecano sull’individuo; il cerchio è una forma che richiama i concetti di protezione e inclusione. Parole chiave e brevi concetti sono stati ripresi anche nel lettering per fissarsi meglio nella mente.

Cosa sono i difensori dei diritti - screenshot del video

La traccia musicale, una porzione del brano di Patti Kilroy Extended Violin Technique Sample Library Etude One by ethanhein, è capace di trasmettere un senso di sospensione, pericolo e tensione grazie alla presenza del solo violino mentre la voce femminile smorza leggermente il senso di angoscia di questa situazione di mancato rispetto dei diritti e con una ispirazione positiva esprime la possibilità che tutti abbiamo di incidere nel futuro del Paese. Il video si chiude infatti con un appello a stringersi intorno ai difensori, a non lasciarli soli e ad aiutare l’Uganda a scegliere la strada giusta.

 


Video infografica export: Episodio 4 – Le calzature

Dove va l’export italiano? Continua la nostra mini serie di video infografiche che aiutano a leggere i dati ICE: dove c’è interesse per prodotti che facciamo, ma le nostre esportazioni non hanno ancora quote rilevanti?

Se hai un’azienda o se ti occupi di export, sicuramente ti interesserà sapere quali sono i Paesi più promettenti in cui orientare i tuoi sforzi; proprio per te abbiamo creato una serie di pillole video, episodi di un racconto più ampio che potrai leggere sui vari report disponibili nei siti specializzati. Il terzo episodio della serie riguardava i vini. Eccoci ora al quarto episodio, stavolta parliamo di scarpe.

Il settore calzaturiero rappresenta una quota importante del nostro export, come spiega il Rapporto Export SACE 2014-2017 da cui è stato estratto il grafico qui sotto.

SACE dati export 2007-2012 per categorie principali

Lo stesso rapporto si interroga sul Made in Italy: Il Made in Italy resiste? La tenuta dei beni di consumo mostra come l’Italia possa contare su di un vantaggio competitivo nei fattori che esprimono la cultura e lo stile. Elementi come il know-how e le competenze, l’artigianalità come pure l’innovazione dei processi produttivi, la creatività, lo stile, il legame con il territorio hanno permesso ai beni di consumo Made in Italy di continuare ad affermarsi nel  mondo. […] Per la pelletteria e le calzature è stato determinante il contributo dei distretti, in particolare quelli toscani (per esempio, pelletteria e calzature di Firenze e Arezzo), che nel 2012 hanno toccato il record storico in termini di export.

Ma internazionalizzarsi non significa solo vendere all’estero, infatti secondo recenti studi sull’imprenditorialità internazionale, i mercati esteri sono occasione di apprendimento e sviluppo di vantaggio competitivo. In particolare questi studi si concentrano sulle forme nuove e innovative di impresa internazionale. Nel rapporto 2015 dell’ICE “L’Italia nell’economia internazionale” (scaricabile da questo link), Gianluca ToschiGiancarlo Corò e Stefano Micelli riflettono su: nuovo manifatturiero, tecnologie di rete e e-commerce a sostegno del made in Italy.

L’argomento è caldo ed è appena stato lanciato un nuovo Voucher per l’internazionalizzazione (10.000 euro a fondo perduto).

Il nostro lavoro non è offrire consulenze, ma aiutare a leggere le informazioni e i dati disponibili.

Per questo è interessante guardare ai dati e cercare di coglierne le suggestioni, sia su un piano istintivo, potremmo dire imprenditoriale nel senso del vecchio nordest, sia sul piano manageriale.

Per questo progetto abbiamo individuato una fonte ufficiale, i dati forniti dall’ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane). Sul loro sito sono infatti disponibili i dati dell’export (2009-2013) divisi per codici ATECO. Come vedrai nel video, si tratta di una serie di informazioni  che vanno a ricomporre un grafico, il grafico appunto disponibile sul sito ICE.

Puoi verificarli tu stesso registrandoti gratuitamente e accedendo alla sezione per esportare>>>settore>>scheda prodotto>>>CM32 – Prodotti delle altre industrie manifatturiere>>>CB15 – 15201 – Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili. Abbiamo scelto di animare il grafico a bolle (che vedete qui sotto) perché risulta particolarmente complesso e, per alcuni, di difficile comprensione.

grafico a bolle ice calzature

Pensiamo che i dati siano fondamentali, ma se non sono accessibili restano lettera morta. Speriamo di esserci riusciti con questo breve video, quarto di una serie di episodi sui settori più significativi della nostra bilancia commerciale, a rendere più intuitiva la diffusione di questi contenuti.

Ci premeva infatti sperimentare la serialità. Abbiamo progettato questo video tenendo in considerazione la sua natura a episodi. Su una struttura grafica fissa ben ragionata e creata appositamente per questa funzione, nelle prossime settimane andremo ad inserire i dati relativi ad altri settori.


Video infografica export: Episodio 3 – I vini

Dove va l’export italiano? Dove c’è interesse per prodotti che facciamo, ma le nostre esportazioni non hanno ancora quote rilevanti?

Se hai un’azienda o se ti occupi di export, sicuramente ti interesserà sapere quali sono i Paesi più promettenti in cui orientare i tuoi sforzi; proprio per te abbiamo creato una serie di pillole video, episodi di un racconto più ampio che potrai leggere sui vari report disponibili nei siti specializzati. Il secondo episodio della serie riguardava i gioielli. Eccoci ora al terzo episodio che scandaglia i piaceri della gola e dello spirito: il vino spumante e speciale (nell’accezione che gli dà l’ICE).

Il settore agroalimentare rappresenta una quota importante del nostro export, come spiega il Rapporto Export SACE 2014-2017 / Come è cambiato l’export italiano 2007-201:  Il Made in Italy tradizionale (beni agricoli e di consumo) ha intercettato la domanda dei mercati lontani, esportando prodotti di elevata qualità in grado di rispondere ai gusti dei nuovi consumatori. Vino e gioielli, in particolare, hanno accresciuto la loro rilevanza per il nostro export. Il traino principale è arrivato dai prodotti di punta, pasta e vino in primo luogo , driver del Made in Italy nel mondo, che nel 2012 hanno realizzato esportazioni per oltre 10 miliardi di euro, ma anche dalle conserve (9% del comparto nel 2012), dai prodotti caseari (7,2%), dal caffè (3,3%) […a proposito dei Distretti] il vino del Chianti, che nel 2012 hanno toccato il record storico delle esportazioni. L’export distrettuale del Sud e Isole, pur continuando a pesare poco sul totale dei distretti italiani (6,6%), ha riportato incrementi di quota soprattutto grazie alle conserve di Nocera, alla mozzarella di bufala campana e alla meccanica di Bari”.

SACE dati export 2007-2012 per categorie principaliQualche settimana fa è uscita proprio un’interessante ricerca realizzata da Fondazione Nordest e Cassa di Risparmio del Veneto: Agroindustria in Veneto +76,6% export dal 2007.

“Le imprese agroindustriali del Nord-Est sono riuscite ad adattarsi alla richiesta sempre più frequente di personalizzazione dei prodotti.. hanno utilizzato le tecnologie digitali al servizio di produzione, distribuzione e comunicazione.”

Stefano Micelli direttore scientifico di Fondazione Nord Est che ha condotto la ricerca per conto di Cassa di Risparmio del Veneto, commenta: “Le aziende si sono dimostrate capaci di porsi in sintonia con il cliente finale, rappresentando un esempio per il resto del manifatturiero” e il settore beneficerà sicuramente anche del traino dell’Expo di Milano.

Il nostro lavoro non è offrire consulenze, ma aiutare a leggere le informazioni e i dati disponibili.

Per questo è interessante guardare ai dati e cercare di coglierne le suggestioni, sia su un piano istintivo, potremmo dire imprenditoriale nel senso del vecchio nordest, sia sul piano manageriale.

Per questo progetto abbiamo individuato una fonte ufficiale, i dati forniti dall’ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane). Sul loro sito sono infatti disponibili i dati dell’export (2009-2013) divisi per codici ATECO. Come vedrai nel video, si tratta di una serie di informazioni  che vanno a ricomporre un grafico, il grafico appunto disponibile sul sito ICE.

Puoi verificarli tu stesso registrandoti gratuitamente e accedendo alla sezione per esportare>>>settore>>scheda prodotto>>>CM32 – Prodotti delle altre industrie manifatturiere>>>CA11 – 11022 – Vino spumante e altri vini speciali. Abbiamo scelto di animare il grafico a bolle (che vedete qui sotto) perché risulta particolarmente complesso e, per alcuni, di difficile comprensione.

Grafico a bolle presente nel sito ICE

Pensiamo che i dati siano fondamentali, ma se non sono accessibili restano lettera morta. Speriamo di esserci riusciti con questo breve video, terzo di una serie di episodi sui settori più significativi della nostra bilancia commerciale, a rendere più intuitiva la diffusione di questi contenuti.

Ci premeva infatti sperimentare la serialità. Abbiamo progettato questo video tenendo in considerazione la sua natura a episodi. Su una struttura grafica fissa ben ragionata e creata appositamente per questa funzione, nelle prossime settimane andremo ad inserire i dati relativi ad altri settori.


Video infografica export: Episodio 2 – I gioielli

Dove va l’export italiano? Dove c’è interesse per prodotti che facciamo, ma ancora le nostre esportazioni non hanno quote rilevanti?

SACE dati export 2007-2012 per categorie principali

Se hai un’azienda o se ti occupi di export, sicuramente ti interesserà sapere quali sono i Paesi più promettenti in cui orientare i tuoi sforzi; proprio per te abbiamo creato una serie di pillole video, episodi di un racconto più ampio che potrai leggere sui vari report disponibili nei siti specializzati. Il primo episodio della serie riguardava i mobili da cucina. Eccoci ora al secondo episodio che scandaglia un mondo affascinante e prezioso, quello dei gioielli.

L’Italia, oltre a distinguersi per design e innovazione, si caratterizza per la sua struttura produttiva a distretti. Il settore orafo, come quello del legno-arredo, ne è un esempio: aree geografiche e produttive come quelle di Vicenza, Valenza Po, Arezzo, Napoli sono fra le più coinvolte nel settore dell’oreficeria quindi è ovvio che le ricadute delle variazioni sull’export siano più rilevanti in questi territori anche per tutto l’indotto che il settore si porta dietro.

Qualche dato sul settore:

  • Nel 2013 il valore del mercato del lusso si aggirava intorno ai 217 miliardi di euro, di cui 13 miliardi rappresentati dai gioielli.
  • L’Italia è al terzo posto come produttore, sul territorio nazionale si contano circa 9.000 imprese.

Il nostro lavoro non è offrire consulenze, ma aiutare a leggere le informazioni e i dati disponibili.

Come ben evidenziato dal già citato rapporto Sace 2014-2017, le esportazioni italiane si stanno orientando progressivamente verso mercati nuovi. La distinzione fra Paesi emergenti e avanzati non è più sufficiente a definire il mercato. “L’Italia della gioielleria, principale produttore ed esportatore europeo (per il 70% della produzione), negli anni più recenti si è dovuta confrontare con l’ascesa di nuovi concorrenti, caratterizzati da disponibilità di materie prime e antica tradizione nella lavorazione (come India, Cina o Thailandia). Il posizionamento nel segmento rimane tuttavia ancora su livelli di eccellenza (in particolare nei nuovi mercati), grazie all’offerta di qualità, spesso associata a marchi riconosciuti. Le nostre esportazioni di gioielli sono aumentate del 129% tra il 2007 e il 2012, trainate dalla domanda di Svizzera (che resta la principale destinazione anche perché sede di hub logistici di importanti brand), Francia, Emirati Arabi Uniti e Cina.”

Per questo è interessante guardare ai dati e cercare di coglierne le suggestioni, sia su un piano istintivo, potremmo dire imprenditoriale nel senso del vecchio nordest, sia sul piano manageriale.

Per questo progetto abbiamo individuato una fonte ufficiale, i dati forniti dall’ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane). Sul loro sito sono infatti disponibili i dati dell’export (2009-2013) divisi per codici ATECO. Come vedrai nel video, si tratta di una serie di informazioni  che vanno a ricomporre un grafico, il grafico appunto disponibile sul sito ICE.

Puoi verificarli tu stesso registrandoti gratuitamente e accedendo alla sezione per esportare>>>settore>>scheda prodotto>>>CM32 – Prodotti delle altre industrie manifatturiere>>>CM32 – 32121 – Oggetti di gioielleria ed oreficeria in metalli preziosi o rivestiti di metalli preziosi. Abbiamo scelto di animare il grafico a bolle (che vedete qui sotto) perché risulta particolarmente complesso e, per alcuni, di difficile comprensione.

Grafico a bolle presente nel sito ICE

Pensiamo che i dati siano fondamentali, ma se non sono accessibili restano lettera morta. Speriamo di esserci riusciti con questo breve video, primo di una serie di episodi sui settori più significativi della nostra bilancia commerciale, a rendere più intuitiva la diffusione di questi contenuti.

Ci premeva infatti sperimentare la serialità. Abbiamo progettato questo video tenendo in considerazione la sua natura a episodi. Su una struttura grafica fissa ben ragionata e creata appositamente per questa funzione, nelle prossime settimane andremo ad inserire i dati relativi ad altri settori.